RAFFAELE TARPANI
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Raffaele Tarpani la magia della luce e la forza del colore
Quando ci si trova a scrivere di artisti del livello di Raffaele Tarpani si viene presi sempre da un po’ d’ansia, ma anche da tanto orgoglio. Ansia ed orgoglio sentimenti apparentemente contrastanti, ma che scaturiscono ogni volta che ci si deve confrontare con artisti di grande spessore e dalla personalità poliedrica come quella di Raffaele, in merito al cui lavoro già tanti illustri colleghi hanno espresso i loro pareri. Tarpani ha iniziato a dipingere giovanissimo, la pittura è la compagna, l’amante, l’amica della sua vita d’artista, una realtà a volte dura, difficile, una strada sempre in salita, ma che Raffaele ha scalato e continua a scalare con quella grinta che da tanti anni lo contraddistingue nel panorama dell’arte contemporanea. Vivere d’arte è duro, eppure Raffaele non potrebbe vivere senza di essa, senza quelle pulsioni, quelle emozioni che il suo occhio indagatore carpisce e prova davanti ad un’alba o ad un tramonto e poi magistralmente immortala sulle tele. Raffaele era piccolo quando ha preso per la prima volta i pennelli in mano, ha odorato il profumo dei colori che si mischiavano con i solventi, i piedi non toccavano ancora per terra dal suo sgabello e davanti a lui la tela bianca, così ha iniziato a diluire le tempere, a tratteggiare le prime linee, da allora la magia dell’arte è entrata nel cuore di quel bambino e non l’ha mai più abbandonato. Quel primo giorno "d’artista" oggi è lontano, sono passati molti anni e Tarpani è divenuto un pittore affermato eppure quel fanciullo libero, spensierato, amante del bello e della natura è ancora vivo e pulsante dentro di lui. Nascono così i lavori di Raffaele, dal suo mondo interiore che poi lui trasporta sulla tela con tramonti, fiori, vallate dove a dominare incontrastata è la luce e la bellezza dei colori. Pittore dal tratto felice, amante della precisione, Raffaele non è l’artista della domenica che si diletta con i pennelli, ma è un instancabile lavoratore, che siede giorni interi davanti al cavalletto prima di decretare il lavoro finito. Il pittore perugino non ha mai cercato scorciatoie nella sua vita artistica, e questo gli fa ancora più onore, perché la bravura, il talento, possono essere doti innate, ereditate, magari affinate nel corso degli anni, ma è dalla correttezza che si misura la grandezza di un uomo. Raffaele ha scelto la via sicuramente più dura, quella del lavoro, della ricerca, della speculazione pittorica, lontana dalle mode del momento, dalle correnti politiche, lontana da tutto ciò che forse poco c’entra con l’arte, ha camminato dritto per la sua strada senza mai guardarsi indietro, ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro, lui degno erede dei grandi pittori del passato. E’ difficile non scendere a compromessi ma forse Raffaele ha capito che l’arte vive e si nutre d’altro, parla all’Eternità con quel linguaggio universale che solo pochi eletti sanno interpretare. Tarpani è figlio di questa terra umbra, uomo dalla scorza dura ma dal cuore tenero, è come quegli alberi che tanto ama dipingere, dalle radici profonde, solide, sono queste vallate, questi paesaggi che nel Quattrocento hanno mosso la mano del Perugino e nel primo Novecento quella di Gerardo Dottori, che ancora oggi fanno vibrare il pennello di Tarpani. Raffaele ha appreso la lezione dei grandi, ma allo stesso tempo ha saputo fare propria la pittura, ha saputo interiorizzarla e soprattutto ha saputo renderla viva. Nei lavori di Tarpani c’è la vita, con tutte le sue mille pulsazioni, e con tutte le sue tante contraddizioni, c’è la bellezza del Creato, raccolta in quella luce che ogni quadro racchiude e conserva come uno scrigno. Alberi, fiori, frutti, sembrano voler uscire dalla tela per andare incontro all’occhio dell’osservatore che li guarda. C’è musica, c’è poesia nei quadri di Raffaele, essi sono la quiete dopo la tempesta quando, passata la paura, tutto torna a nuova vita, la natura splende tra i raggi del sole, i petali dei fiori si schiudono, l’erba dei prati brilla tra goccioline di rugiada. Tarpani prende l’osservatore per mano e lo porta nel mondo di Pan, nei Campi Elisi, lo strappa alla routine del quotidiano per farlo, almeno per pochi attimi, sognare. Ma è nel colore, in quelle cromaticità che spaziano dai rossi ai gialli, ai blu intensi, che Tarpani tocca le vette eccelse dell’arte, come pochi artisti Raffaele possiede quell’incredibile capacità di mescolare e spalmare il colore sulla tela, davanti a questi lavori non si può fare altro che rimanere incantati. Tarpani non poteva nascere in nessun’altra regione che questa e come pochi artisti ha saputo carpire la luce unica, magica, profondamente intimistica della terra di San Francesco e di Santa Chiara e poi magistralmente immortalarla sulla tela, non fosse solo che per questo dobbiamo tutti dirgli "grazie, Raffaele".
Sonia Terzino
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