Con Massimo Bagliani “Dove andremo a finire?”
Tra gag e battute l’attore conquista il pubblico del Mengoni

“Il teatro si conquista un po’ alla volta” e se questa è la lezione da cui è partito Massimo Bagliani, lui il pubblico del Mengoni l’ha completamente ipnotizzato.

Con il suo ultimo spettacolo Dove andremo a Finire?, scritto e diretto da Enrico Vaime, Bagliani  tra gag, battute e travestimenti, per quasi due ore è riuscito a catturare l’attenzione degli spettatori.

Una commedia brillante, uscita dalla penna dell’istrionico Vaime, che ancora una volta con allusioni più o meno velate è riuscito a mettere in evidenza le contraddizioni dell’era moderna.

Lo spettacolo prende le mosse dalla chiusura del Teatro Duse, un posto storico dove prima il padre del protagonista e poi lui sono ormai da anni i custodi. Sulle ceneri dello stabile sorgerà un grande ed importante centro commerciale. E’ il segno dei tempi che cambiano. Il protagonista non vuole arrendersi. E’ la vigilia di ferragosto, tra poche ore il teatro imploderà ma lui sta ancora lì a cercare i segni di un passato che ad ore sarà solo cenere.

Il teatro, per il protagonista, è il luogo della memoria, dei suoi ricordi di bambino, su quel palcoscenico sono passati attori importanti di cui ancora conserva gli autografi su pezzi di carta e spartiti di musica. A fargli compagnia, mentre per l’ultima volta osserva il palcoscenico, le poltrone vuote ed il vecchio pianoforte, c’è la cagnetta Lilly. Ma per uno strano gioco del destino proprio lì dentro rimarrà chiuso.  Così inizia il lungo monologo di Bagliani, che cerca disperatamente di trovare ancora nella società moderna un posto per la cultura. Un j’accuse garbato che investe direttori artistici forse a volte poco preparati, registi troppo pieni di sé, Assessori incompetenti.

Quello che ne scaturisce è uno spaccato della nostra società dove il potere troppe volte è affidato a degli incapaci, dove non esiste più l’amore ed il giusto valore per la cultura e per l’arte. E’ l’era del consumismo che tutto travolge. Dove si è completamente perso il profumo ed il sapore dei ricordi, dove ogni cosa in breve tempo diventa obsoleta. Bagliani cerca, attraverso travestimenti, musiche e balletti, di ritrovare il senso vero della vita e delle emozioni.

Uno spettacolo godibile, mai pesante né volgare, dove ogni battuta è ben calibrata e la risata scaturisce spontanea. Bagliani, solo come i grandi artisti sanno fare, ad un certo punto si è lasciato completamente andare, ha trovato il giusto feeling con il pubblico, ed  il posto del copione l’ha preso l’improvvisazione. Questo ha reso l’interpretazione  magistrale. Così Bagliani ha risposto alla domanda: dove andremo a finire? Finché calcheranno il palcoscenico attori capaci di emozionare il teatro non morirà mai. Perché su quel palcoscenico c’è la vita che pulsa con le sue passioni, con le sue tante contraddizioni, con le sue commedie e le sue tragedie, agli attori il compito di saperla raccontare.

Uno spettacolo al suo esordio, che sicuramente saprà arrivare al pubblico, perché  Bagliani, cresciuto alla scuola di Vittorio Gassmann e Gigi Proietti, ha saputo fare propria la lezione dei maestri. Un artista a tutto tondo, che passa con incredibile facilità dal monologo alle canzoni, uno vero show man che in alcuni momenti ha fatto ricordare il grande Signor G dell’indimenticabile Giorgio Gaber. Bella nella sua essenzialità  la scenografia disegnata da Isabella Cazzola, mentre gli arrangiamenti delle canzoni sono dello Studio Soggetti e le luci di Fabio Coscia.

Sonia Terzino

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