Leo Gullotta veste i panni del prof. Paolino ne

“l’Uomo, la bestia e la virtù” di Pirandello

Successo per l’anteprima nazionale al teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve

Perugia, 14 aprile 2006

Un Leo Gullotta perfettamente calato nella parte quello che ieri sera, in anteprima nazionale, ha portato sul palcoscenico del Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, per la regia di Fabio Grossi, la commedia di Luigi Pirandello “L’uomo, la bestia e la virtù”.

Uno spettacolo che ha tutte le premesse per divenire un evento importante nel panorama teatrale italiano e che dal 18 aprile sarà all’Eliseo di Roma.

Gullotta, dopo essere stato per tanti anni l’indimenticabile “Signora Leonida” del Bagaglino, torna al teatro con una produzione di prestigio, affiancato in questo suo cammino da artisti bravi e preparati come Carlo Valli, Antonella Attili e Gianni Giuliano.

“L’uomo, la bestia e la virtù”, commedia scritta da Luigi Pirandello e rappresentata per la prima volta nel 1919 a Milano, è tornata a rivivere grazie alle magistrali capacità interpretative dell’attore siciliano.

Leo Gullotta è il prof. Paolino (l’uomo), insegnante metodico di latino e greco, attaccato alle tradizioni e alle convenzioni sociali, che mette incinta, durante le tante assenze del marito (la bestia), la signora Perella (la virtù). Intorno a questo fatto ruota tutta la piece, il prof. Paolino cercherà con un dolce altamente afrodisiaco di sensibilizzare il marito della signora Perella a compiere il proprio dovere coniugale così  il nascituro avrà un padre legittimo e l’onore del professore e della signora saranno salvi.

Sullo sfondo le falsità e le ipocrisie di una società piccolo borghese, dove l’importante è solo salvare le apparenze. Una satira graffiante che ha tutti gli ingredienti dei lavori pirandelliani, in un interminabile gioco delle parti, di doppi sensi e di meschinità si sviluppano gli avvenimenti. E’ come sempre la bassezza dell’animo umano quello che Pirandello, anche in questo lavoro, ha cercato di mettere in evidenza, le mille maschere che l’uomo è capace di indossare pur di salvare i propri interessi.

Una commedia che a distanza di un secolo torna più che mai attuale e che l’attore siciliano ha saputo perfettamente fare propria. Nella storia non c’è amore, i personaggi si muovono come se ognuno vivesse in mondi paralleli, sono come le monadi di Leibniz incapaci di comunicare, l’unico legame tra loro è solo il tornare ad essere quello che non sono, ma che rappresentano per la società.

Non c’è sentimento tra la signora Perella ed il Prof. Paolino, che appena scopre che è rimasta incinta cerca di buttarla tra le braccia di un marito freddo ed indifferente al fascino della moglie e non c’è amore neanche tra questi ultimi due. E’ la società delle convenzioni, dei ruoli, delle parti prestabilite quella che ancora una volta Pirandello voleva che fosse messa in scena. Alla fine non c’è più distinzione tra buoni e cattivi, traditi e traditori, è solo un grande magma dove tutto si confonde e da cui emerge la cattiveria dell’animo umano.

Belle le musiche curate da Germano Mazzocchetti che richiamano le antiche ballate popolari dell’isola, sullo sfondo il rumore del mare e dei gabbiani. Perfetti i costumi e le scene di Luigi Perego che ha saputo riprodurre le calde atmosfere siciliane. Tutti bravi gli artisti, con un Leo Gullotta  capace di interpretare alla perfezione un personaggio che Pirandello sembra aver scritto per lui.

 Sonia Terzino

HOME               RITORNO