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Dacia Maraini ed Andrea Ceccomori tra poesia e musica |
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Incontro a Gorizia tra la scrittrice ed il flautista umbro
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E’ stato il musicista umbro Andrea Ceccomori che, insieme al pianista Paolo Zannini, al violinista Maurizio Barbetti e all’attore Mauro Pierfederici, ha eseguito al flauto alcune musiche realizzate sulle poesie di Dacia Maraini. L’evento, realizzato sotto la direzione artistica di Roberta Silvestrini, si è tenuto a Gorizia presso la Kulturni Dom, con il Patrocinio dell’Assessorato alla cultura della Provincia della cittadina friuliana all’interno della manifestazione “libri in libertà” . Una Dacia Maraini che ha parlato del suo rapporto con la musica, la poesia ed il teatro e della sua ultima fatica “Il treno dell’ultima notte”, appena uscito per l’editore Rizzoli. Quanto si sente legata a questo libro? Tantissimo, al testo ho lavorato per quattro anni. E’ stato il mio compagno per un lungo periodo. Qui affronto un tema a me particolarmente caro quello della memoria e del viaggio, inteso sia come un luogo da cui prendere le distanze ma anche il piacere del viaggiare per poi tornare in un porto sicuro ai propri affetti, alla propria casa, più ricchi e pieni di esperienza di prima. In questa sua ultima fatica parla di un bambino e della terribile esperienza dei campi di concentramento, un’esperienza che ha fatto anche lei e quanto l’ha segnata? Mio padre non firmò per la Repubblica di Salò e quindi venimmo rinchiusi per due anni in un campo di concentramento. Ero piccola e sicuramente è stata un’esperienza che ha segnato profondamente sia il mio carattere che la mia crescita. Lo stare giorno e notte così a stretto contatto con la morte e con la sofferenza sicuramente mi ha resa in alcuni sensi molto più vulnerabile ma anche molto più forte. Ho visto persone che per non impazzire ripetevano ogni giorno a memoria le poesie che avevano imparato a scuola. Ecco la poesia, che cosa ne pensa di questa forma espressiva? E’ la regina di tutte le arti, credo anche che sarebbe importante si tornasse ad insegnare a scuola ad imparare le poesie a memoria. Ed invece il suo rapporto con il teatro? Anche questo è un rapporto particolare. Intanto lo scrittore ed il lettore non si incontrano mai, a differenza del drammaturgo ed il suo pubblico, perché lo spettatore è lì in platea mentre sul palco ogni sera il testo prende vita. Inoltre avendo vissuto per alcuni anni con la mia famiglia in Giappone, in quanto mio padre era un etnologo ed era stato inviato lì per fare delle ricerche su alcune popolazioni nipponiche, ho avuto modo di entrare in contatto con quel tipo di cultura. Nel teatro giapponese c’è uno stretto contatto tra i vivi ed i morti, i quali ogni sera scendono dall’aldilà per entrare nel mondo dei viventi. Così i defunti dialogano costantemente con coloro che stanno ancora sulla terra. Questo tipo di rapporto con l’aldilà mi accorgo che spesso viene fuori quando scrivo. Inoltre lo strumento di comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti è proprio il flauto. Ed in questo progetto proprio il flautista umbro Andrea Ceccomori ha eseguito alcune musiche ispirate alle poesie della Maraini. Andrea Ceccomori è un musicista poliedrico ed eclettico con formazioni ed influenze di musica classica e contemporanea, post minimalista, improvvisazioni, elettronica e crossover. Ceccomori ha tenuto concerti sia da solo che in ensemble in tutto il mondo, da alcuni anni ha intrapreso un cammino prettamente sperimentale nel campo della musica contemporanea che lo ha portato alla realizzazione di importanti CD tra cui “Amedeus ed “Orpheus” quest’ultimo ottimamente recensito anche dalla rivista Famiglia Cristiana. Andrea come mai hai scelto proprio il flauto come strumento musicale ? Il flauto è lo strumento principe di comunicazione, antico ed è capace di evocare mondi possibili e fantastici. E’ stato lo strumento musicale di re, principi, pastori e figure mitologiche, fondatore di civiltà si narra che la cittadina rumena Bucarest sia stata fondata da un flautista ed è un ponte con l’aldilà come avviene nella cultura nipponica. Che utilizzo fai tu della musica ? La musica è il simbolo e lo specchio della realtà. E’ una forma di arte che insegna a comportarsi, ad essere e muoversi, spesso è stata ed è trattata come un prodotto commerciale disconoscendone tutte le potenzialità. Attraverso la musica ogni cosa prende un suo ordine che poi si riflette sull’ambiente, sulla società e nei rapporti umani. Inoltre il suono ha grandi effetti sulla psiche, tanto che sono nate delle scuole di pensiero che curano alcuni tipi di malattie con la musico terapia. Anche all’interno delle arti la musica si trova a parlare un linguaggio uditivo, mente le altre parlano attraverso gli altri sensi, ma sono tutte la diversa espressione del medesimo concetto ovvero di arte che etimologicamente significa: fare. Qual’è il rapporto tra la musica e le altri forme artistiche? In questo progetto con Dacia Maraini attraverso la musica abbiamo dato vita e corpo alle sue parole, è stata sicuramente un’esperienza fantastica. Anche il pubblico è rimasto veramente entusiasta. Inoltre da alcuni anni sto lavorando ad un progetto che unisce la musica con le arti figurative, da questo mio studio ha preso vita con la giornalista e critica d’arte Sonia Terzino il format “Music and art in the world”che ho presentato in anteprima a Sofia, all’Italian Festival con l’obbiettivo di portarlo nelle principali capitali europee. Io interpreto al flauto le opere d’arte traducendo in suoni le sensazioni visive in una sorta di intuizione artistica, riuscendo così a cogliere l’essenza del movimento, del colore, della forma, della tecnica, del soggetto e farne una traslitterazione musicale fino a dare anima e soffio vitale al quadro. L’immagine prende vita e si muove, come per magia, quella evocata dal flauto magico, attraverso un metodo intuitivo, insieme analogico e associativo. Questo studio mi ha permesso di fare sempre più interagire le diverse espressioni artistiche e creando tra le stesse dei legami forti ed inscindibili. Sonia Terzino - Ufficio Stampa |
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