Con l’Edgar rivive il genio del giovane Puccini

Successo a Torre del Lago per la rappresentazione del compositore toscano

Dopo più di un secolo torna a splendere sulle rive di Torre del Lago Puccini, l’Edgar, la seconda delle opere scritte dal giovane compositore toscano.

L’Edgar aveva debuttato con poco successo il 21 aprile del 1889 alla Scala, non aveva convinto il pubblico ne’ la critica. Oggi la scintilla finalmente è scoccata e grazie alle magistrali scenografie realizzate da Roger Dean, mitico disegnatore inglese delle copertine rock degli anni settanta, che hanno dato all’opera un tocco tra il fiabesco e l’immaginario finalmente il lavoro del giovane compositore toscano conquista il pubblico.

La versione andata in scena al Pucciniano e magistralmente diretta da Pier Giorgio Morandi, con un’orchestrazione che ha toccato le note più alte della lirica, in maniera particolare nelle lunghe corali e nel celebre Requiem, è quella definitiva del 1905.

Morandi ha letto bene l’inconsueta partitura pucciniana, che contiene già in se i germi di quelli che poi saranno i capolavori di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.

In Edgar già troviamo gli elementi principali che poi confluiranno nelle grandi opere di Puccini, l’amore, la difficile scelta tra il bene ed il male, i conflitti dell’animo umano e poi le gesta eroiche.

L’opera, tratta dal poemetto drammatico di Alfred de Musset, “La coupe et les lèvres”, fu musicata da Giacomo in un periodo particolare della sua vita quando, appena morta la madre, gli toccò di occuparsi della famiglia e dei fratelli. Sono ancora lontani gli anni dei grandi successi ed i soldi scarseggiano. Eppure in lui il genio era già in fieri.

Il poema, ambientato nelle Fiandre del 1302, tratta della difficile scelta tra l’amore casto e puro di Edgar per Fidelia o quello carnale per la zingara Tigrana. In questa battaglia, piena di simbolismi tra bene e male, tra la perfidia e gli intrighi di Tigrana e la bellezza e purezza dell’animo di Fidelia si inseriscono le gesta eroiche di Edgar.

In Edgar con Tigrana vive l’umano, la bassezza, ciò che è in ogni uomo, con i suoi limiti, con i suoi vizi, mentre Fidelia rappresenta la virtù, quello cui Edgar anela. Un poema non facile da mettere in libretto, pieno di simbolismi, scritto da un autore caro alla scapigliatura come de Musset che si era formato alla scuola di Victor Hugo.

Edgar è stato sempre una spina nel fianco di Puccini, dal quale non è mai riuscito a distaccarsi completamente ma la cui accettazione non è stata mai totale. Forse il compositore era troppo giovane e poco autorevole per affrontare un testo di così vasta portata. Adesso, per i 150 anni della sua nascita, l’opera così amata ed odiata da Giacomo trova la sua giusta dimensione, proprio su quelle sponde del lago in cui venne creata.

Un cast di grandi voci ha preso parte alla realizzazione dell’ Edgar, la cilena Cristina Gallardo Domas applauditissima fin dall’iniziale “Senti lo strano pensier ch’io feci”, e nello straziante “D’ogni dolor”. Rossana Rinaldi, perfida Tigrana, perfetta nella voce, nella tenuta del palcoscenico, un’artista che ha magistralmente vestito i panni della zingara.

Luca Salsi, eccellente Frank che ha interpretato con profondo pathos “Questo amor, vergogna mia”, una delle più belle arie in assoluto mai scritte per baritono.

Bravo anche Antonio De Gobbi nei panni di Gualtiero. Magistrale infine Marco Berti, nel ruolo di Edgar, lo sfoggio di una voce di altri tempi, perfetta nella dizione e nell’espansione.

Un’opera, sottovalutata dalla critica, ma che finalmente al Pucciniano ha profondamente convinto gli oltre 4.000 spettatori presenti alla rappresentazioni che si sono dilungati in protratti applausi ed ovazioni. Questo anche grazie ad una coreografia fiabesca e surreale. Due ponti di roccia e muschio, una grande costruzione rotante che diventa casa paterna, palazzo della lussuria, e grotta del funerale, con le rocce che disegnano una testa infernale, cavalli meccanici per la battaglia. Belli anche i costumi semplici ma attraenti realizzati nelle calde tonalità dei colori pastello, creati da Freja la figlia dello scenografo.

Buona la regia di Vivien Hewitt anche nei passaggi più difficili, come quelli della processione, la casa in fiamme, il funerale e l’innovativo rogo finale di Tigrana. Il fuoco purificatore che tutto rigenera e porta a nuova vita.

L’Edgar finalmente trionfa e ciò avviene proprio nel luogo più caro a Giacomo Puccini, sulle sponde del suo amato lago.

Sonia Terzino  

Giornalista, critica d’arte e teatrale

 

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